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L’azienda di successo sarà più collaborativa e meno gerarchica

La collaborazione tra diversi team è un fattore di crescita aziendale per il 74% degli addetti italiani, una percentuale che sale all’84% considerando i lavoratori “millennial”. È uno dei messaggi chiave, relativamente al nostro Paese, emerso da una doppia ricerca condotta da Asterys in collaborazione con ResearchNow («Organization 3.0. L’azienda del futuro») che ha raccolto la testimonianza di Ceo e top manager di grandi multinazionali e quella di 800 tra dipendenti, dirigenti ed executive di aziende attive in Italia, Europa e Usa.

Il fine dello studio era quello di analizzare i limiti percepiti dai vari soggetti dell’impresa relativamente ai processi della loro organizzazione, e di conseguenza delineare quali pratiche e quale cultura potrà essere alla base dell’azienda “ideale” di domani. Come ha spiegato Giovanna D’Alessio, Partner di Asterys, i tratti dell’organizzazione capace di apprendere e cambiare, tirando fuori il meglio dai propri dipendenti, nascono da «sfide organizzative interne che sono comuni fra le imprese al di là della loro dimensione, settore o geografia. Burocrazia, gerarchia, compartimenti stagni, mancanza di collaborazione, avversione al rischio, accumulo di informazioni sono gli elementi che hanno un impatto maggiore sul modo in cui le persone lavorano, collaborano e raggiungono i loro obiettivi, influenzando così anche le performance organizzative e la capacità di innovare e cambiare».

Da questa premessa, la ricerca ha dunque identificato una serie di risultati chiave (sette per la precisione) che delineano come le aziende, in futuro, dovranno essere strutturate non solo per sopravvivere, ma anche per prosperare negli anni a venire. Il primo rimanda al fattore collaborazione, che diventerà più pervasivo, andando oltre i singoli dipartimenti e le singole funzioni, connettendo in modo più efficace i team delle diverse aree. Più cresce la dimensione dell’azienda di appartenenza, più aumenta la percentuale di lavoratori (arriva al 91% fra i manager di imprese fra i 5mila e i 10mila dipendenti) che eleggono questo “asset” a fattore di crescita principale.

Lo spostamento dell’asse decisionale dal vertice alla periferia è il secondo punto. Se gestito dalle persone più prossime al problema o alla situazione per cui la decisione è richiesta, questo processo diventa più efficace, rivelando chiaramente l’aspettativa di una maggiore autonomia decisionale dei dipendenti. Il 56% del campione italiano (e il 59% di quello complessivo) nello specifico, si aspetta che nell’organizzazione del futuro le decisioni siano sempre più decentralizzate e prese a livello di team, nonostante solo il 42% di essi riponga fiducia nel fatto che i dipendenti avranno la capacità di prendersi rischi e muoversi in autonomia (il 42% contro il 54% del campione globale).

Le indicazioni forse più interessanti arrivano in merito alla ridondanza, in prospettiva futura, della struttura gerarchica. Ebbene, la maggior parte degli intervistati (il 56% in Italia) crede che l’azienda di successo del futuro sarà basata su un network di team con un forte livello di autonomia, che supererà la logica di un’organizzazione rigida e piramidale e che sarà responsabile della creazione di un ambiente lavorativo caratterizzato da velocità, agilità e empowerment. Un quarto dei rispondenti (il 24% su scala globale e il 23% a livello italiano) si immagina inoltre una struttura a team in grado di coordinarsi senza un vero leader formale.

Vi sono poi altre quattro tendenze rilevate dalla ricerca, non meno significative delle prime ma probabilmente meno impattanti in termini organizzativi. L’accesso alle informazioni aziendali (dati sensibili esclusi) che più della metà del campione vorrebbe meno difficoltosa. La semplificazione del lavoro, invece, è considerata cruciale dal 57% del campione italiano e dal 59% di quello internazionale, soprattutto per ciò che concerne l’adozione di modelli dinamici e snelli, a cominciare dallo smart working. Allargare il focus aziendale a una platea più ampia di soggetti chiave (dipendenti, clienti, azionisti, fornitori…) e non solo ai clienti, che rimangono in ogni caso il target più importante per il 60% del campione, è quindi un’altra faccia dell’azienda di successo 3.0. L’ultima interessa il cambiamento della metodologia di valutazione e di gestione delle performance: il 52% dei lavoratori italiani (percentuale che passa al 64% fra i più giovani) si aspetta in proposito che il classico sistema di misurazione annuale delle prestazioni individuali siano sostituite da un feedback continuo (anche a livello di team) tra figure di pari livello.

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